4• Tarvisium

(Treviso | Poesia Personale)

Domenica 21 Febbraio 2016


Eppur sei Nata,

lì d’un passo dal Paradiso,
dove la Divin Anima fu già stata,
e nella Commedia ha così in ultimo inciso:

“Dove Sile e Cagnan s’accompagna”,
venne fuso nell’Eterno,
a suo nome fu eretto la “di pietra” montagna,
nel punto ove esto fulcro v’è interno.

Della storia che ti è valsa,
presume la tua Nascita ed intensa attività,
dal popolo Paleoveneto ne fu parsa,
prima del Medioevo, nell’antichità.

Centro di commerci di Pura importanza,
ricca di idricità,
spezzata in meravigli frammenti fin all’incrocio ch’avanza,
portando fonte di Valore ed Unicità.

Nonostante il buio de le guerre,
Lei, questa mia cara città,
non vi fu la sua morte ne dell’Arte ne delle sue lontane terre,
Treviso sopravvisse in quel Passato e in Eterno sopravvivrà.

Strutturata in Mura, Piazze, Porte e Chiese,
vi sono anche Trevigiane carte,
dei Signori è il centro che parte prese,
e descritta da la frase: Tarviso città d’Arte.

Padrona d’un’isol piccina,
che abbonda di mercato del pesce,
Pescheria fu iscritta nella mappa Divina,
e di esto commercio vincitrice ne esce.

Così facendo proclami alto lo Stemma,
scritto ne lo Quinto articolo,
che la Gente esclama a tal “gEmma”,
il suo meritato titolo:

Scudo di rosso alla croce d’Argento,
accantonata in capo da due Stelle del secondo tali,
d’otto raggi e due rami di Quercia e d’Alloro avvolti dal Vento ,
annodati da lo nastro coi colori Nazionali.

Poi su esto Blasone dove ha Massa Tarviso,
delle sue estese terre con Comuni e Frazioni,
v’è scritto la vasta conquista in bel viso:
“Monti, Musoni, Ponto, Dominorque Naoni”.

E nella non fine,
di questi Elogi Signori,

de la bandiera che ondeggia al Vento,
Nuvole e Cielo son tuoi colori,
che come lo Creato esprime sempre l’intento,
Treviso mia di Dì in Dì tu nel pregio sempre migliori.

Infin tu porterai confine ne lo Grembo,
‘o Treviso mia che toni sempre di Fiori,
odi lo mio Pensiero che vien al di fuori:
“Tu oltrepasserai i confini del Tempo”,
specchiando sempre lontano il tuo ardire:

“Se la vedi ti Innamori”.


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2• Nomen Nostrum Cestaro

(Poesia Personale)

Domenica 17 Novembre 2013


Fate la cortesia,
voi tutti che venite per questa Beata Via.

Oggi, di un Sol che imbriglia Soavi raggi nei nostri Cuori,
parlo del Cognome che rappresenta la nostra Famiglia sia italiana che al di fuori.

Leggo quanto viene scritto in un antico estratto,
noi siam Conti e Nobili, sia di Virtù che di fatto.
Importante erano le manifatture del cesto,
un’Arte Sacra che  man a mano col tempo andò perduta presto.

In antichità dal 1586 partendo,
ai nostri Avi vennero concessi Titoli e Feudi,
che man man, anche questi, se ne andarono affievolendo.

Quel che rimane oggi, dunque, dei nostri passati,
sta li appeso ad un muro che guarda fier i lor discendenti,
che intensamente vennero Cullati e Amati.

Quindi di cognome siam noi tutti Cestaro,
e ne siam fieri, di portar le nostre Famiglie,
in un cosi bel e Beato “di Luce” faro.

Infin spero, che con questo Soave scritto, rifletteremo,
sul nostro passato,
quale Noi non dimenticheremo …

… Poiché senza di esso non sarem qui oggi,
ancor ad infonder al Mondo con ardor e Onestà…

… Il motto della nostra Amata Famiglia:

La Libertà.


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1• In quel di Bibione

(Poesia Personale)

Venerdì 10 Agosto 2012


Ora, in quella via del mar fummo persi,
con i nostri asciugamani, borse e vari da spiaggia oggetti diversi.
Mentre io al mio diario propongo ora questi infiniti versi,
il sol ci scalda la derma  introducendoci i suoi Divin raggi più tersi.

Arrivando poi in quel di mar di Bibione dove varia gente si risciacqua,
Il Sorio decise di cantar intonando questa primissima frase: “C’era dell’acqua”.

Poi quando il sol volge al tramonto,
noi tutti torniam sabbiosi ma sereni dalla battigia come fossimo in un racconto.

Finché la luna e le Divin stelle splendon alte nel nostro ammasso,
Arrivò l’ora che il Sorio, con la sua pompa, gonfiò il materasso.

Questo è il dì in quel di Bibione,
passato felicemente  con i miei cari amici che nel mio infinito son la principale Benedizione!


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3• Civitatem Concilium

(il mio paese | Poesia Personale)

Domenica 5 Febbraio 2012


Parlo di un luogo a me familiare,
parlo sicuramente di un luogo d’Incanto da ammirare.

In questo Argenteo posto vi è nel mezzo un antico Campanile,
che suona la sua Armoniosa Campana in quel di Casal Del Sile.

Questa Piccol località,
anticamente si ergeva il Consiglio delle Comunità,
ma non è questo il motivo che volevo far esaltare della Maestosa seppur Piccola città.

Quello che mi parea a voialtri far notare in Realtà,
è di quanto questo ambiente fu ospite un Umana Divinità.

Ella apparve, su un “rovere di un Infinito fogliame”,
ad una Graziosa fanciulla; guardiana del grasso bestiame.

Questa Divin Signora le predisse il futuro,
di Guerre sanguinose di cui sarebbero accadute di sicuro.
Infine è questa la vera storia per cui in quel rovere ora si erige quel Divin Muro.

Concludo ora la Soave Poesia,
modificando una frase da parte mia.

“Ed ecco che nel giorno Settimo, si notò, nell’Eterna Gaia, un Piccol paese di nome Conscio,

l’ultimo Eterno luogo che fu stato creato da Dio”.


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